Autunno tedesco

autore:  Stig Dagerman
editore: Iperborea
prezzo: euro 16,00
pagine: 159
data pubblicazione: 2018

Nell’ottobre del 1946, pur non essendo un giornalista, Stig Dagerman ricevette dal quotidiano Expressen l’incarico di stendere una serie di reportage sulla realtà tedesca dopo la disfatta di quello che doveva essere il Reich millenario.

In questa situazione post-bellica, la grande maggioranza dei giornalisti inviati andò in Germania con l’unico scopo di proclamare la sconfitta del popolo tedesco, con la curiosità di osservare da vicino le macerie del Reich e i suoi colpevoli.

Lo sguardo di Dagerman, la sua sensibilità artistica e di uomo, il suo essere libero, si differenziano da tutto ciò, ed è per questo che i suoi reportage, racchiusi in questo libro, non solo ci offrono uno sguardo vero sulla condizione tedesca, i loro abitanti, le aspettative e la miseria, ma si trasformano in una vera opera d’arte.

Anarchico convinto, senza che la sua penna si sia mai inchinata ad un volere o ideologia politica dettati da altri, Dagerman ci regala delle istantanee senza filtri, ci racconta il dolore e la disperazione di un popolo, ci fa immergere con lui nella miseria umana in cui si sprofonda dopo una guerra.

Dagerman, pur essendo antinazista sin dall’adolescenza, non cade mai nella retorica di vinti e vincitori, nei suoi scritti emergono solo le persone e la loro condizione perchè: “è un ricatto analizzare l’atteggiamento politico dell’affamato senza contemporaneamente analizzare la fame”. 

Uno sguardo lucido, attento, dannatamente onesto e sensibile, ci regala l’immagine di una Germania all’epoca mai raccontata e forse, sotto alcuni aspetti, non raccontabile in un mondo che esigeva affermare il proprio distacco dalle atrocità del nazismo.

Ma Dagerman era un uomo prima che un artista, ed era un poeta e mai un giornalista, come scrisse ad un amico da Monaco:

“un giornalista non lo sono diventato ancora e, per quanto ne so, non lo diventerò mai. Non ho voglia di acquisire tutte le deplorevoli qualità che costituiscono un perfetto giornalista. Faccio fatica a capire quelle persone che incontro negli hotel che gli alleati mettono a disposizione della stampa, persone secondo cui un piccolo sciopero della fame è più interessante che non la fame di molti. I tumulti per la fame sono sensazionali, ma la fame non è sensazionale e quel che pensa la gente affamata e amareggiata diviene interessante solo quando la povertà e l’amarezza esplodono in una catastrofe. Il giornalismo è l’arte di arrivare troppo tardi il più in fretta possibile. Io non la imparerò mai.”

 

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