In gratitudine

autore:  Jenny Dinski
editore: NN Editore
prezzo: euro 18,00
pagine: 270
data pubblicazione: 2017

“In gratitudine” è il memoir della scrittrice con particolare focus sulla malattia  oncologica che l’ha colpita e la relazione sui generis che l’ha legata al premio Nobel Doris Lessing. 
Il racconto si divide in tre parti.
La prima è incentrata sulla tormentata adolescenza della Diski: accudita da genitori inadatti e poco empatici, Jenny si trova a vivere molto pericolosamente gli anni ‘60 del secolo scorso: droghe, problemi psichici e sesso senza limiti, frequentazione di uomini molto più grandi di lei costituiscono la quotidianità  che la conducono, inevitabilmente, ad un tentativo di suicidio. A salvarla da questa lenta, ma inesorabile discesa agli inferi, giunge la proposta di Doris Lessin di accoglierla in casa propria temporaneamente.
Il rapporto con la Lessing non è per niente semplice. Molto più incline a dimostrare affetto ai suoi gatti, Lessing fa subito capire a Jenny che non intende farle da madre in senso tradizionale e che non desidera neanche la sua gratitudine: le vuole solo offrire una opportunità di vita migliore.
Doris è completamente concentrata su se stessa e sulla sua scrittura, trascorre lunghi periodi chiusa nel proprio studio con la richiesta espressa di non essere disturbata. Comunica con Jenny con testi scritti, esce di casa sbattendo la porta quando i discorsi la porterebbero a sentirsi troppo coinvolta emotivamente.
Doris è una donna difficile che accoglie una ragazza problematica alla quale offre la possibilità di proseguire gli studi nonostante il parere contrario del padre. Un rapporto che non decolla dal punto di vista affettivo tradizionale e per il quale Diski si porrà sempre molte domande.
La seconda parte del libro è dedicata alla malattia che ha colpito l’autrice. Si tratta di una sezione molto dura e cruda in cui l’autrice traccia senza mezze parole un diario della convivenza con la malattia e con coloro che le stanno accanto, medici, infermieri, familiari. Cruda e spiazzante é l’immagine che l’autrice disegna dell’attesa dell’epilogo: è come essere seduta sul bordo della sedia  in attesa che un’altra persona venga a prendersela.
La terza parte ripercorre la vita adulta di Diski e vede l’autrice indagare e ragionare anche e ancora sulle scelte esistenziali della Lessing. Diski si interroga tra l’altro sulla possibilità che l’accoglienza datale possa essere una forma di recupero da parte di Doris dell’abbandono in gioventù di due dei suoi tre figli in Rhodesia piuttosto che sul fatto che lei stessa abbia rappresentato materiale di studio e fonte di ispirazione per i romanzi del premio Nobel.
I temi restano ovviamente irrisolti ma il percorso delle riflessioni di Diski ci restituisce il ritratto di due donne forti e combattenti, due autrici autorevoli testimoni consapevoli  del loro tempo.

Si tratta di un libro non per tutti e non per ogni momento della vita. La prosa essenziale e diretta colpisce per la lucidità senza fronzoli inutili. A fine lettura si resta pregni della densità della vita vissuta e raccontata da una superba interprete della caducità propria e di ognuno di noi. 

 

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Deborah

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