Tra i migliori libri che ho letto in queste prime settimane del 2026, un posto di riguardo lo merita
senza ombra di dubbio Atusparia, terzo romanzo della scrittrice e giornalista peruviana Gabriela
Wiener pubblicato in Italia da La Nuova Frontiera nella traduzione di Elisa Tramontin. Della stessa
autrice avevo letto un paio di anni fa “Sanguemisto” e ne ero rimasto colpito. Dopo aver terminato
la lettura di Atusparia posso dire che Gabriele Wiener, a mio avviso, è una delle voci
contemporanee più interessanti del Sud America che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi.
La situazione politica in Perù
Prima di addentrarmi nella trama, penso sia utile fare una breve sintesi dell’attuale situazione
politica peruviana.
Negli ultimi decenni il Perù ha vissuto delle stagioni politiche tra le più travagliate dell’America
Latina.
Dopo l’autoritarismo di Alberto Fujimori (1990-2000), che verrà ricordato soprattutto per aver
fatto sparire nel nulla o rinchiuso in carcere centinaia di oppositori politici, per aver costretto alla
sterilizzazione forzata migliaia di donne indigene e, infine, per i massacri perpetrati in nome della
lotta al terrorismo, si sono alternati a capo del Paese andino ben undici presidenti dei quali solo
cinque eletti direttamente dal popolo.
Corruzione sistemica, conflitti sociali, spregio dei diritti dei nativi, scontro tra poteri dello Stato
sono i tratti comuni che caratterizzano l’ultimo quarto di secolo della politica peruviana.
Dal punto di vista economico, il Perù è uno dei casi più duraturi di neoliberismo in America Latina.
Introdotto da Fujimori, ha prodotto sì crescita economica e stabilità ma solo per una fascia molto
ristretta della popolazione, contribuendo così a creare forti diseguaglianza e conseguenti conflitti
sociali tra chi vive nelle grandi aree urbane (prevalentemente a Lima) e le popolazioni delle regioni
andine e amazzoniche.
Proprio questa fascia di popolazione, costituita prevalentemente da etnie Quechua e Aymara, ha
invaso le strade e le piazze per far sentire la propria voce e chiedere un cambiamento, ma ogni
volta che ciò è avvenuto la repressione della polizia e dell’esercito è stata brutale e i responsabili
spesso sono rimasti impuniti perché, come ha dichiarato la scrittrice in un’intervista apparsa su La
lettura, “i difensori della terra, i leader contadini, i capi indigeni sono i primi a cadere. Ma la loro
morte vale meno”.
Atusparia viene definito un romanzo “post-indigenista” termine, questo, che sta a indicare il
tentativo di superamento dei paradigmi di quel modello culturale nato tra la fine dell’Ottocento e
l’inizio del Novecento e che aveva lo scopo di coniugare passato precoloniale e modernità
nazionale attraverso azioni imposte dall’alto, ossia da coloro che avevano invaso, conquistato e
sfruttato il Paese.
La trama
Le vicende narrate sono ambientate in un futuro non troppo lontano dal nostro presente, un
futuro che, come afferma la stessa Wiener, è arrivato troppo presto, decisamente prima di quanto
si potesse immaginare. “Il mondo è talmente violento e veloce, è così brusco che gli argomenti del
romanzo sono diventati attuali..”
Una militante di sinistra viene deportata in una remota prigione amazzonica. Ha scelto il nome
Atusparia come identità politica e segno di appartenenza simbolica. Dal suo isolamento, ripercorre
la propria educazione emotiva e ideologica: gli anni nella scuola alternativa dove si cercava di unire
marxismo e tradizioni indigene, i sogni rivoluzionari, gli eccessi, le esperienze amorose e il
rapporto conflittuale con il Movimento Rita Puma, un gruppo radicale attraversato da desideri,
gelosie e tradimenti.
Perchè leggerlo
Gabriela Wiener racconta tutto questo usando il linguaggio dell’amore perché, in fondo, militanza
politica e relazione amorosa funzionano secondo la stessa logica emotiva: sono forme di dedizione
totale, di desiderio, di rischio e di vulnerabilità. Fino al tradimento finale. Fino a quando le lacrime
non spengono il fuoco della passione negli occhi di chi combatte per una causa o di chi ama.


