Operazione massacro
di Rodolfo Walsh – SUR edizioni
traduzione di Bruno Arpaia
Nel 1957, in un’Argentina ancora scossa dalla violenza politica della Revolucion Libertadora che portò alla caduta e all’esilio di Juan Domingo Perón e alla presa del potere da parte di una giunta militare, Rodolfo Walsh scrive Operazione massacro, un’opera che diventerà il testo fondativo di quello che solo sedici anni più tardi, nel 1973, Tom Wolfe chiamerà “New Journalism”, ma che altri dopo di lui battezzeranno con altri nomi: “non fiction novel”, “giornalismo narrativo”, “letteratura testimoniale” o “documentaria” . Walsh è, in ogni caso, il precursore di uno modo di fare giornalismo che nel tempo diventerà la cifra stilistica di altri indimenticabili interpreti: Truman Capote, Joad Didion, Gay Talese, Oriana Fallaci, solo per citarne alcuni.
Non deve sorprendere il fatto che questo genere nasca proprio in America Latina dove dittature, genocidi e guerre silenziose spesso sottaciuti nei manuali di storia hanno trovato come unico canale di comunicazione le testimonianze di coloro che a queste violenze sono sopravvissuti.
Come nasce Operazione massacro
L’esordio di Walsh come scrittore è all’insegna della narrativa gialla. I suoi sono racconti costruiti con l’architettura del giallo deduttivo dove una scrittura ricercata si unisce a un approfondita analisi psicologica dei personaggi e all’ambientazione bonaerense che fa da sfondo alle sue storie. In Italia, per gli appassionati del genere, ma non solo, è ancora possibile trovare, grazie a edizioni SUR, alcune raccolte che sono state pubblicate nell’originalissima, e ahimè poco apprezzata dal pubblico per la copertina rigida, collana “Arcobaleno”.
La carriera, ma soprattutto, la vita dello scrittore argentino muta improvvisamente con “Operazione massacro”. Mentre sta giocando a scacchi e bevendo una birra in un bar a La Plata capta una frase: “Hay un fusilado que vive”. Da quel momento, Walsh si immerge in un’indagine che lo porterà a ricostruire la storia delle fucilazioni clandestine di José León Suárez avvenute nel giugno 1956. La sera del 9 giugno i militari, avendo avuto notizia di un imminente contro golpe, arrestano dodici persone e le portano in una discarica alla periferia di Buenos Aires. Una volta fatte scendere dal camion che le trasportava, le fanno allontanare e poi iniziano ad aprire il fuoco. Cinque uomini moriranno, ma sette, seppur gravemente feriti, riusciranno a sopravvivere. Ed è proprio dalle testimonianze dei sopravvissuti che parte Walsh in modo da ricostruire la loro vita fino al giorno della tragedia.
Inizialmente non sono molte le testate giornalistiche disposte a pubblicare l’inchiesta di Walsh: esce un pezzo sulla rivista sindacale Revolución Nacional, quindi nove articoli sulla rivista Mayoría. Dopodichè lo scrittore argentino decide di dare una forma diversa a tutto questo materiale abbattendo la frontiera tra giornalismo e letteratura. Non più semplice cronaca, ma narrazione immersiva, costruita con tecniche letterarie, ritmo narrativo e una forte presenza dell’autore come coscienza critica.
La morte di Vicky Walsh
La vita di Rodolfo Walsh è segnata anche da un dolore privato che diventa simbolo della violenza politica argentina. Sua figlia, María Victoria “Vicki” Walsh, militante dei Montoneros, muore nel 1976 durante uno scontro a fuoco con i militari. Secondo le ricostruzioni, Vicki scelse di non arrendersi, combattendo fino all’ultimo. La sua morte segna profondamente Walsh, che nei mesi successivi intensifica la sua attività clandestina e la sua opposizione alla dittatura.
Lettera aperta di uno scrittore alla giunta militare
Il 24 marzo 1977, a un anno esatto dal golpe, Walsh diffonde la “Carta abierta de un escritor a la Junta Militar” un documento straordinario in cui denuncia torture, desaparecidos, miseria programmata e terrorismo di Stato.
«La censura della stampa, la persecuzione degli intellettuali, la demolizione della mia casa, l’omicidio di amici cari e la perdita di una figlia morta mentre vi combatteva sono alcuni dei fatti che mi costringono a questa forma di espressione clandestina dopo che per quasi trent’anni mi sono pronunciato liberamente come scrittore e giornalista».
«Ciò che voi chiamate successi sono errori, quelli che riconoscete come errori sono crimini e quelli che omettete sono calamità»
La lettera gli costa la vita: il giorno successivo ad attenderlo sotto casa troverà i militari guidati da Fernando Astiz, soprannominato l’angelo della morte, uno dei più famigerati torturatori della giunta militare argentina. Il suo corpo non verrà mai più ritrovato. Con lui scompare un uomo che è stato coerente con la sua opera fino all’ultimo istante della sua vita.
Nel prologo alla prima edizione di Operazione massacro pubblicata in Argentina (Sigla, Buenos Aires 1957, pag. 9) si può leggere:
«Ho scritto questo libro […] perché agisse […] ho indagato e raccontato questi fatti perché fossero noti […] perché infondessero terrore, perché possano non ripetersi mai più»


